
La concezione geocentrica dell’universo ha consentito l’elaborazione della raffinata teoria dei 5 movimenti, dove la terra, al centro di una galassia di fenomeni, ne media le dinamiche che si sviluppano secondo i paradigmi dottrinali del Tao, ovvero lo yin e lo yang, che noi oggi potremmo concettualizzare in spazio e tempo. Lo Yin e lo Yang attraverso la complessa architettura dei meridiani, consento all’uomo di esercitare le funzioni di raccordo, selezione e fruizione delle energie del cosmo. La natura ha previsto livelli evolutivi diversi, che accompagneranno lo sviluppo delle diverse specie. Forse sarebbe più giusto parlare di ritmi diversi, condizionati in modo peculiare dalla loro epigenetica e quindi dalle peculiari modalità con cui le diverse specie interpretano il ruolo di raccordo tra il cielo e la terra. Sarebbe francamente insostenibile riservare al solo essere umano tale ruolo, non è certamente sufficiente la suggestiva immagine dell’uomo di Vitruvio per reclamare tale esclusività, sicuramente ci consente di visualizzare una via possibile, forse la più intuitiva e alla nostra portata; tuttavia rappresenta il frutto di speculazioni che hanno accompagnato la storia della umanità fin dal suo apparire.
Quello che noi consideriamo cielo e che a volte definiamo cosmo, è uno spazio virtuale che ha la dimensione del nostro Shen, non potrebbe essere altrimenti, non possiamo che contenere dimensionialità concepibili. E’ questo il nostro universo, il nostro cielo denso di energie spesso ignorate. Certamente sappiamo di essere in grado di utilizzare solo in minima parte la nostra corticale, recettore elettivo, cuore della sintesi tra l’energia bruta e quella spirituale. Da qui, in caso di difficoltà e smarrimento, il senso delle braccia tese verso il cielo, alla ricerca un’energia superiore che surroghi quella che non siamo in grado di riconoscere ed utilizzare e che sta dentro di noi. Le braccia alzate, in segno di resa, mostrano la inadeguatezza dello Shen Men, la nostra centrale operativa per antonomasia. Non siamo più operativi, non possiamo più agire, rinunciamo all’elaborato del nostro Shen che si materializzerebbe nell’opera delle nostre mani. L’impossibilità di definire pienamente lo Shen, nasce dal fatto che esso non sia una realtà fuori di noi in attesa di una definizione fisico-matematica ma, costituendo la parte energetica del nostro sè non ancora materia, incontra le stesse difficoltà che si ha nel conoscere e definire se stessi. Certamente esiste una spazio fuori di noi, sopra di noi, dove abbiamo collocato la deità, alla quale ci riferiamo chiamandola a testimone in caso di resa, alla quale chiediamo aiuto nelle difficoltà. Come potremmo fare diversamente, come potremmo credere nella definizione che ci siamo dati? Dal cielo viene l’acqua, l’aria ed il sole che ci consentono di fruire della terra e dei metalli, 2 realtà immobili, connesse strettamente con l’energia bruta e la materialità. Sicuramente Talete di Mileto quando indicò come generatore dell’Archè l’acqua, lo fece considerando che rispetto al fuoco o l’aria, può certamente essere considerata l’elemento elettivo di transizione tra la materialità e l’immaterialità. E così pure l’antico cinese, che sulle dinamiche che l’acqua è in grado di elaborare, ha costruito le risposte di cui aveva bisogno. L’acqua è sicuramente la fonte energetica per antonomasia per noi terrestri. L’acqua viene dal cielo e rimane testimone di fedeltà sulla terra e si lascia condizionare dalla terra e dal metallo contenuto in essa, costituendo la fonte energetica stabile a disposizione della natura
La componente yin della Terra scandisce Il passaggio cronologico da un movimento all’altro. D’altra parte la sua componente yang è responsabile della modulazione di tale processo che appare particolarmente evidente in relazione al suo rapporto con il movimento acqua. La Terra rappresenta l’argine yin al suo dirompente dinamismo, tutto ciò ci appare più comprensibile attraverso l’immagine di dighe canali ed invasi di contenimento, elementi esemplificativi, sempre presenti nella antica iconografia filosofica e clinica cinese , che a noi uomini del terzo millennio consentono di visualizzare il suo ruolo nel condizionare l’omeodinamica del nostro organismo.
fine della prima parte
La riscoperta delle antiche radici che hanno nutrito la medicina occidentale suggerisce la possibilità di nuove e più articolate dinamiche nel rapporto medico – paziente, spingendoci a reinterpretare in chiave olistica il valore semantico dei termini salute e malattia.
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chevron_rightIl Dott. Fagioli è un medico chirurgo laureato all’Università degli Studi di Milano, si è specializzato in Andrologia all’Università di Pisa e ha frequentato i corsi di Chirurgia Maxillo Facciale e Plastica ricostruttiva tenuti dal l Prof Striker all’università di Nancy e di Anatomia Chirurgica del cranio presso la Sorbona. Si à diplomato in Fitoterapia […]
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chevron_rightE’ POSSIBILE UN NUOVO UMANESIMO. E’ INDISPENSABILE UN PROFONDO RINASCIMENTO Viviamo in un mondo dove la globalizzazione rischia di trasformarsi in una omogeneizzazione nella quale il sé individuale sparisce per lasciare spazio ai bisogni di un sé collettivo, bisogni facilmente standardizzabili e quindi gestibili dai media e dai mercati. Dalla fine degli anni Settanta […]
chevron_rightAffronto insieme al mio staff, il problema dal punto di vista etiopatogenetico, andando cioè all’origine, per quanto sia possibile, del disequilibrio che ha provocato i sintomi accusati dal paziente.